Panico da cerimonia? Meglio allora un matrimonio collettivo!
Peccato che le nozze comunitarie, stile anni Settanta, come in questo caso, non siamo valide...
Sarà anche bizzarro, sopratutto se amate le cerimonie classiche, ma siamo pratici, avete mai pensato quante rogne si risparmiano con un bel matrimonio collettivo?
Intanto, è evidente, non c'è nessun bisogno di pagare una parrocchia: pochi culti al mondo ammetterebbero tra la sacralità delle loro mura un'allegra adunata di sposi e spose alla rinfusa che convolano tutti insieme a cuor leggero.
Prima si dovrebbe farceli entrare, loro e l'esercito di amici e parenti. La location bucolica è praticamente obbligatoria e poi il contatto con la natura fa veramente molto anni Settanta. In relatà un pò tutto il contesto sembra rubato ad una scena di Hair: l'amore universale permea l'atmosfera, la mescolanza felice di etnie dà un tocco di esotico, il look dei convenuti è prefettamente intonato al balletto di Aquarius.
Meglio cosi che passare mesi solo a scegliere l'abito bianco, pagarlo una cifra esorbitante ed indossarlo un'unica volta nella vita, soffocandoci dentro per la scomodità. Per non parlare del vestito dello sposo: la faccenda è più delicata perchè non vi sono rigide linee guida e, dal doppio petto al tight, davanti agli altari si vede di tutto.
Meno male che le attenzioni degli invitati di solito sono rivolte alla sposa. Se voleste prendere il coraggio a due mani e convolare tra altre decine di coppie, le attenzioni di cui sopra andrebbero spartite con tutti gli altri e l'ansia di fare bella figura svanirebbe.
Pensate che sogno: apri l'armadio, ti metti addosso i primi due stracci che trovi, senza nemmeno bisogno di esere intonati tra di loro, ti pettini come Joan Baez e dici "Mamma, vado a sposarmi. Niente di impegnativo, non preoccuparti. Però se hai cinque minuti e vuoi fare un salto...".
Si, perchè anche riguarda ai parenti è una bella soluzione: se ci sono quelli di tutti i futuri sposi, nemmeno riconosci i tuoi. Basta che saluti un numero forfettario di vecchie zie commosse, senza star lì a sottilizzare troppo sulla loro identità. E' auspicabile un buffet in piedi con tutta questa folla, ma eventualmente la disposizione a tavola, è anarchica: chi prima arriva meglio alloggia e chissene se il cugino Antonello e la cognata di zio Alfonso non si parlano da cinque anni, faremo pace a forza, se capitano vicini.
L'unico piccolo problema può sopraggiungere al momento del fatidico sì, ma solo se si è veramente distratti: può capitare con la confusione che c'è, di trovarsi di fronte al cerimoniere, non esattamente con la persona con la quale ci si era presentati all'happening.
Si consiglia, nell'eventualità, di non perdere la calma, non stare a sottilizzare e sposare il partner che è accanto in quel momento. Poi, per i reclami e l'eventuale incrocio di coppie, ci si organizza dopo. Intanto, è essenziale non perdere tempo perchè i ritmi del rito collettivo sono sostenuti
e non ammettono pause ingiustificate.
Per tutto il resto, convolare in compagnia è di sicuro una grande idea e offre l'incommensurabile vantaggio di stemperare quei dubbi che a volte possono cogliere entrambe i coniugi, mentre stanno per legarsi indissolubilmente. Perchè un conto è che, mentre attraversi la navata sotto braccio a papà, con gli occhi dell'assemblea puntati addosso,cominci a pensare: "oddio, e se fosse il più grande errore della mia vita? Basterà dire che ho dimenticato di scongelare l'arrosto per chiamarmi fuori, a questo punto?".
Tutta un'altra storia è se, mentre ti prendde lo stesso indentico dissidio interiore e cerchi una scusa più credibile dell'arrosto per squaglartela, ti giri e attorno a te vedi altri cento malcapitati che stanno percommettere lo stesso identico errore e sembrano perfino contenti di farlo.
Conforta...
Francesca Bonfanti
In collaborazione col settimanale VIP.